Collegio delle Ostetriche

della Provincia di Verona

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Breve storia dell'Ostetricia

Questa pagina, senza alcuna pretesa di completezza (ed ancor meno di precisione / esattezza), vuole offrire un excursus della storia dell'arte ostetrica nell'ambito della civiltà occidentale, dalla presistoria all'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

Dalle Origini al Medioevo

La storia dell’ostetricia e’ una storia lunga, lunga quanto l’homo erectus: la conquista della postura eretta nella specie umana ha prodotto delle modifiche nella conformazone delle ossa del bacino che hanno facilitato lo stare in piedi, ma hanno contemporaneamente reso piu’ difficile il parto e consigliabile, per aumentare le possibilita’ di sopravvivenza della madre e del neonato, la presenza di un aiuto sia per l’aspetto manuale del parto, sia per il lato di sostegno psicologico alla partoriente: ecco nata l’ostetricia. I primi a lasciare testimonianze sull’assistenza alla partoriente furono i Sumeri, su delle tavolette di argilla, circa nel 2000 a.C. nonostante il fatto che la nascita era parte della normalita’ della vita, o forse proprio per questo, l’assistenza alla nascita e’ sempre stata considerata una cosa di secondaria importanza: nell’antichita’, e fino a tutto il Seicento, la fisiologia umana era avvolta in un velo di mistero, e ogni manifestazione “anormale” era considerata una manifestazione del volere di qualche Entita’ superiore, alla quale l’uomo non poteva opporsi, poteva al massimo, tentare di ingraziarsele tramite offerte e sacrifici con il tramite di officianti. Ovvio che tali officianti, proprio per questa loro missione, spesso fossero anche medici, ma proprio per questa loro investitura divina non si occupavano di cose banali e comuni come la nascita, se non in casi eccezionali di parti anormali e difficili, tenuto conto inoltre della scarsissima considerazione nella quale erano tenute donne e bambini. Ogni popolazione aveva pertanto delle divinita’ protettrci del travaglio e parto, ma la pratica dell’aiuto era affidata alle donne che si trasmettevano le loro esperienze per via orale.

Nell’ antico Egitto la Dea Heket , rappresentata con una donna con la testa di rana,era la divinita’ protettrice della vita nuova e quindi del parto. La Bibbia (Genesi 35, 16 – 19 ed Esodo 1, 15 – 22) riporta due citazione dell’esistenza presso il Popolo Eletto di levatrici, dette anche “donne sagge”, non in senzo morale, bensi’ di esperte nell’ assistenza. Nella cultura greca, con Ippocrate di Coo si affermo’ il principio che lo stato di salute o malattia di un individuo non dipende dall’intervento divino, ma dal suo essere e dalle condizioni di vita e pertanto nel Corpus Ippocraticum vengono trattate anche questioni ginecologiche; la diffusione di queste nozioni rimase comunque quasi esclusivamente appannaggio degli uomini, perche’ le donne con una cultura tale da leggere i trattati erano pochissime.

La cultura romana assorbi’ interamente la cultura greca: nella Roma imperiale le grandi famiglie disponevano di schiave specializzate nell’assistere nel parto le donne (nobili e schiave) della famiglia, ed era anche disponibile un servizio di assistenza professionale fornito da donne liberte e figlie di queste, di varie eta’ , anche se le mature erano la maggioranza (come documentato dal Corpus Inscriptionum Latinorum). Al parto, in casi difficili, poteva anche assistere un medico uomo, al quale spettava, in caso di decesso della madre, di tentare di salvare il bambino tramite il taglio cesareo post- mortem, anche se probabilmente le ostetriche erano in grado di praticarlo.

La diffusione della cultura ellenistica grazie all’ampliamento dell’Impero Romano a tutto il Medio Oriente, particolarmente con il polo culturale di Alessandria d’Egitto e le sue scuole, favorirono uno sviluppo delle conoscenze ostetriche. Sorano di Efeso, verso la fine del I^ secolo d.C. nel suo trattato sulle malattie delle donne sollecita di aiutare manualmente la dilatazione del collo dell’utero, e subito dopo la fase espulsiva di tagliare il cordone ombelicale con un coltello, evitando l’uso di pezzi di vetro, di canna affilata o di una crosta di pane duro, procedure più facilmente soggette a contaminazione. Sorano sconsigliava la cauterizzazione del cordone ombelicale, consigliava di spremere il sangue e di legare l’estremità del cordone con un filo di lana a doppia legatura: la cauterizzazione, secondo l’autore, provocava dolore nel bambino e non sempre chiudeva completamente i vasi sanguigni, aumentando così la possibilità di emorragie ombelicali. All’ostetrica poi era affidato un compito molto importante e delicato da svolgere: l’esame del corpo del neonato, per stabilire se fosse normale; in particolare esaminava la pervietà degli orifizi: bocca, naso, orecchie, sbocco uretrale, ano; lei verificava inoltre la presenza di pianto valido e la reazione alla stimolazione cutanea. La levatrice aveva il compito di dichiarare il neonato adatto o inadatto alla vita e raccomandava l’abbandono per i neonati con gravi malformazioni congenite. Se invece il bambino aveva un aspetto normale, l’ostetrica lo prendeva e lo posava per terra di fronte al padre. Il padre doveva esprimere l’intenzione di riconoscere il figlio sollevando il bambino da terra o incaricando la levatrice di farlo. Probabilmente il termine levatrice trae la sua origine proprio dal gesto di sollevare il neonato. In Grecia e a Roma la donna partoriva seduta su una sedia ginecologica, contraddistinta da un sedile con una cavità a forma di semiluna, che permetteva alla levatrice di aiutare la partoriente nel momento dell’espulsione del bambino. La sedia poteva avere due braccioli, a cui la madre si aggrappava durante il parto, e uno schienale duro, ma poteva anche essere priva sia dei braccioli, sia dello schienale; in quel caso la madre era sorretta posteriormente da un’assistente al parto. Generalmente la sedia da parto era di proprietà della levatrice e veniva trasportata nella casa della donna gravida (a precorrere la ‘borsa ostetrica’ della quale erano dotate in tempi recenti le ostetriche condotte ed ancora più recenti le professioniste che assistono a domicilio).

Dal Medioevo al Seicento 

La caduta dell’impero romano ed il successivo periodo oscuro del medioevo arrestarono completamente lo sviluppo del sapere ostetrico: nemmeno la cultura araba al riguardo fece passi avanti, seppure ricca di progressi in altri campi della medicina, sia per il divieto dell’Islam di sezionare il corpo umano, sia per l’ impossibilita’ per i medici uomini di accedere agli Harem dei sultani: il resto della popolazione femminile, al solito, non importava.Un risveglio di interesse verso l’arte ostetrica si riscontra nel XIII con la scuola salernitana, aperta anche alle donne: a Trotula de Ruggiero, medico figlia di medici, e’ attribuito, sia pure con alcune contestazioni, il trattato “De passionibus mulierum ante, in et post partum”, considerato all’origine dell’ostetricia e ginecologia come arte medica. La nascita delle grandi Universita’ (Bologna, Padova, Parigi), l’invenzione della stampa, il Rinascimento e la riscoperta dei classici risvegliarono l’interesse verso il corpo umano in tutte le sue manifestazioni: la personificazione del genio rinascimentale, Leonardo da Vinci, ha lasciato vari schizzi di feti all’interno dell’utero, segno di studi anatomici eseguiti tramite la dissezione di cadaveri.

schizzo leonardo

Questo fervore intellettuale ed il libero dibattito nelle Università mettono ben presto in crisi molte idee che si erano andate via via stratificando: viene riscoperto il rapporto stretto tra l’uomo e la natura e l’idea medievale dell’uomo isolato dalla natura, fonte di male e peccato, viene abbandonata. Questo rapporto diretto porta inevitabilmente all’osservazione e all’esperimento rompendo definitivamente i ponti con la magia e l’aristotelismo: la gravidanza e il parto perdono l’aspetto magico e mistico per acquisire i caratteri di fenomeno biologico.La realizzazione dei primi teatri anatomici porta ad un rinnovato interesse per l’anatomia, compresa quella femminile, ma l’ostetricia rimane sempre una branca della chirurgia, dedita piu’ alla descrizione del fenomeno che ad un miglioramento delle tecniche di assistenza, che comunque rimane una faccenda prettamente femminile, spesso guardata con sospetto dalle gerarchie ecclesiastiche.Nella formazione medica di allora erano molto piu’ presenti nozioni di Platone, Aristotele e di teologia cristiana che non di fisiologia, e anatomia comunque piuttosto approssimative per l'assoluto divieto di dissezione dei cadaveri. Tutto quanto riguardava il travaglio ed il parto era ritenuto "impuro" (poiche’ impuro era il corpo della donna) ed era vietato categoricamente agli uomini medici di assistere al parto. Il compito della levatrice era quindi sostanzialmente disprezzato (sebbene soltanto lei, oltre al sacerdote, potesse somministrare il battesimo).

In particolare durante il periodo della Riforma e della Controriforma, l’ostetrica venne vista come la depositaria di una serie di pratiche che potevano indurre malefici e sortilegi: la pratica dell’erborizzare, il costume di conservare gli annessi fetali, l’esclusività della partecipazione al momento del parto e la conoscenza di determinati rituali resero l’ostetrica un facile bersaglio dei processi Inquisitoriali. Nei secoli XV e XVI la tipologia della strega-ostetrica si ritrova nei trattati Malleusdemonologici come il Malleus Maleficarum, manuale inquisitoriale che mandò tante donne al rogo, nel quale furono gettati sospetti sulla manualità e sull’esperienza della levatrice che, conoscendo i segreti delle donne e dando consigli sulla contraccezione, fu accusata di essere il principale nemico della fede, di uccidere i bambini e di offrirli al diavolo, di causare sterilità ed impotenza.Le levatrici erano accusate, tra l’altro, di proferire parole magiche sotto il letto delle puerpere, di asportare dalla Chiesa l’acqua benedetta per il battesimo, di consacrare il bambino alla terra prima di battezzarlo, di battezzare di nascosto la placenta.Queste pratiche superstiziose misero in tale cattiva luce le levatrici che un Sinodo arrivò a prescrivere la benedizione purificatoria anche alle levatrici e a tutte le donne che avevano assistito al parto.Bisogna attendere il Concilio di Trento perchè si attui una giurisdizione sulle donne che assistono le gravide. Un disciplinato tessuto di norme regolamenta, così, l’autorità che la levatrice gode nella comunità, soprattutto femminile in base, non solo alle funzioni che essa vi svolge, ma anche ai valori culturali inerenti a tale funzione.Il disegno Controriformista assegna ai parroci compiti di sorveglianza sulle levatrici (bisognava vegliare sul pericolo che i neonati morissero senza battesimo). I sinodi vescovili dal ’500 prescrivono che le levatrici, nella necessità di amministrare il battesimo, siano istruite ed approvate per iscritto dal vescovo o dal parroco. Il medico veronese Alessandro Benedetti (1460-1525) riassume cosi’ il profilo della levatrice: “L’ostetrica deve essere robusta, giovane, prudente, provvista d’una disposizione naturale a questo esercizio e alquanto audace. Cerchi tener sollevato l’animo della primipara, non dimostri eccessiva avidità di denaro, sia faceta ed ilare e sempre pronta a rimuovere in modo adeguato e rapido ogni difficoltà ed ostacolo al normale procedere del parto. Sia intelligente ed anziché perdersi in chiacchiere, non si dimostri lenta nell’operare come nel legare il cordone al neonato. E’ necessario che sia religiosa perché spesso il feto nasce come morto ed in tal caso se prima di legare il cordone viene respinto il sangue dentro, il bambino che altrimenti sarebbe morto può sopravvivere, come se avesse avuto un nutrimento.” (M.G. Nardi, Il pensiero ostetrico-ginecologico attraverso i secoli, Milano, Thiele & Co., 1954.). Per riprendere il controllo su queste presunte pratiche inizia ad essere rimosso il tabu’ che prevedeva che al parto, anche per ragioni di pudicizia, fossero presenti solo donne: gli uomini iniziano ad interessarsi al travaglio ed al parto e considarate la superiore cultura maschile, iniziano a circolare libri di argomento ostetrico – ginecologico: e’ della prima meta’ del ‘500 il primo libro di argomento esclusivamente ostetrico: “De Swangern Frawen und Hebammen Rosengarten”, di Eucharius Roesslin (?-1526).

E’ una guida per levatrici scritta in volgare che fu tradotta in latino e diffusa in tutta l’Europa, esercitando notevole influenza sui contemporanei. Il primo manuale redatto in Italia alla fine del ‘500 fu ‘La Comare o la raccoglitrice’ di Scipione Mercurio, testo indirizzato all’istruzione delle levatrici. L’opera è suddivisa in tre libri: il primo tratta del parto normale con consigli sulla gravidanza e le prime cure per il neonato; il secondo si occupa dell’assistenza al parto difficile e del taglio cesareo; nell’ultimo libro, si trattano le malattie ostetriche, ginecologiche e neonatali. Scipione affermava il ruolo dell’ostetrica ancora prevalente alla figura del medico sulla scena del parto. Riveste particolare importanza il fatto che questo trattato sia scritto in volgare, in modo da permetterne la lettura alle ostetriche, che non avevano alle spalle nessun tipo di istruzione. Un altro elemento che determinerà il decisivo apporto maschile sarà l’introduzione dell’uso del forcipe, a partire dal XVI-XVII secolo.

Dal Seicento al Servizio Sanitario Nazionale

Nel XVIII secolo, infatti, il chirurgo si andava trasformando sempre più in vero e proprio ostetrico e prendeva sempre più contatto con le partorienti: questa situazione alimentò le discordie tra levatrici e ostetrici già a partire dai tempi di Louise Bourgeois (1563-1636), un’ ostetrica parigina, levatrice della regina Maria dei Medici e discepola del chirurgo Ambrosie Pare’, che pubblicò nel 1609 un opera sulla pratica del parto; in questo manuale e poi nel volume “Difesa contro l’intervento dei medici” (1627) affermava il principio che l’ostetricia era un campo d’azione tipicamente femminile mentre i medici erano piu’ propensi ad intrervenire. D’altra parte i medici ostetrici accusavano le levatrici della loro accanita invadenza e non tolleravano che si facesse distinzione tra il compito della levatrice e quello dell’ostetrico nell’assistenza alla partoriente. La situazione inizia a cambiare nel ‘700, con l’Illuminismo e con le mutate esigenze politiche che richiedevano una migliore tutela della salute, finalmente oggetto di interessamento dei governanti. Si avverte la necessita’ di un’adeguata istruzione delle levatrici e degli ostetrici e la nascita di scuole per impartire le nozioni necessarie di arte ostetrica, per far fronte alla moria di donne e bambini durante il parto e per arginare l’esercizio abusivo della professione di levatrice.

Si vanno affermando due linee di pensiero, una piu’ operativa, in Francia, una meno in Inghilterra. Agli inizi del Settecento, alla corte dei Savoia era consuetudine far venire dalla Francia una levatrice in occasione dei parti delle nobildonne della Real Casa e la prima iniziativa che avrebbe portato alla scuola per levatrici fu d’ordine di Vittorio Amedeo II : nel 1728 venne istituita una sala per partorienti povere nell’Ospedale di San Giovanni usata anche per l’abilitazione pratica alla professione di ostetrica. A Firenze l'Ostetricia, originariamente insegnata dai cosiddetti "Chirurghi delle donne", ebbe la sua prima cattedra nel 1756 quando il Granduca Francesco Stefano nomino` Giuseppe Vespa maestro di grembiule dell'Ospedale di Santa Maria Nuova ed operatore di parti. A partire dal 1773, nell'Ospedale fu attivato un locale per partorienti povere destinato da Pietro Leopoldo all'istruzione pratica delle ostetriche del Granducato. Nel 1783 la Clinica di Ostetricia sostitui` la vecchia scuola di istruzione ostetrica situata presso l'Ospedale dell'Orbatello. Dal 1806 Giuseppe Galletti si occupo` dell'istruzione pratica dei chirurghi e delle ostetriche, utilizzando modelli in cera a scopo didattico. Entro la fine del secolo, piu’ o meno in tutti gli staterelli nei quali era divisa l’Italia erano state istituite scuole per l’istruzione di levatrici, sia pure con profonde differenze riguardo al metodo (pratico in alcune regioni, dimostrativo in altre). L’accademizzazione del parto necessita di luoghi nei quali raccogliere partorienti per dare modo a medici ed ostetriche di imparare e sperimentare.

Nascono quindi le “Maternita`” che nel corso del’800 si sviluppano nei grandi ospedali delle citta`, ma nonostante cio’ si continuava a partorire in casa, sia perche’ li’ la donna, circondata dall’ambiente familiare, si sentiva piu’ a suo agio, sia perche’ l’ospedale era visto come l’ultima risorsa nei casi gravi e come l’ospizio per gli indigenti. Non bisogna dimenticare il flagello delle febbri puerperali che negli ospedali raggiungeva livelli preoccupanti, e che solo verso la meta’ del 1800 (Semmelweiss) venne sconfitto con la scoperta del meccanismo di trasmissione da puerpera a puerpera a seguito delle scarse misure di igiene e la conseguente adozione di misure di profilassi, ma nonostante cio’, fino a tutta la meta’ del XX secolo la stragrande maggiornaza dei parti continuava ad avvenire a domicilio. Non appena completata l’Unita’ d’Italia, il 10 febbraio 1876 viene approvato il “Regolamento delle Scuole di Ostetricia per levatrici” e con la legge sanitaria Crispi del 1888 vengono stablite le condizioni per poter esercitare la professione di ostetrica. La durata della scuola era di tre anni. Nel 1906 (R.D. 466) viene istituita la “Condotta Ostetrica”, per garantire l’assistenza ostetrica a tutte le donne, comprese le non abbienti, e tale istituto accompagnera’ l’Italia fino alla riforma del 1978. Il fascismo valorizzo’ la figura dell’Ostetrica affidando a questa figura alcuni compiti nei consultori ostetrici e pediatrici dell’ O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternita’ ed Infanzia) Nel 1937 il titolo di levatrice viene sostituito con quello di Ostetrica (R.D.L. 1520) e contemporaneamente viene fissato un nuovo regolamento per l’esercizio professionale (R.D. 1364) Il 13 settembre 1946 vengono istituiti gli Ordini delle Professioni Sanitarie (Medici, Veterinari, Farmacisti ed Ostetriche), nonche’ gli Albi Professionali relativi, il cui funzionamento verra’ regolamentato dal D.P.R. 221 del 5 aprile 1950. Nel 1957 la durata della scuola di ostetricia viene ridotta a due anni, ma occorreva il possesso del diploma di Infermiere Professionale piu’ otto (poi dieci – nel 1971) anni di formazione di base. La durata del corso di Infermiere Professionale venne portato, nel 1975, a tre anni. Venne emanato un nuovo regolamento Professionale (D.M. 15 settembre 1975) che equipara le Ostetriche agli Infermieri Professionali: abilita cioe' le Ostetriche a svolgere tutte le attivita' professionali svolte dagli Infermieri.

 

 

Il 23 dicembre 1978 viene promulgata la Legge n. 833, "Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale"


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E' un blog della Biblioteca di Scienze della Storia - Università di Milano. Raccoglie numerosi collegamenti ad altri siti e testi.